Esempi scolastici e riflessioni in merito ad USURA BANCARIA e CRIMINALE e sul proliferare di consulenze errate

Giovanni ha bisogno di denaro per la sua azienda che ha problemi finanziari. Viene a conoscenza, tramite un amico, che c'è un tale, di nome Antonio, che ha grandi disponibilità di denaro. Decide allora di contattarlo per vedere se gli interesserebbe investire denaro nella sua attività.
Antonio è ben lieto di prestargli del denaro in cambio di una controprestazione.

Antonio dunque presta 100.000,00 euro a Giovanni stabilendo che ogni anno dovrà restituirgli euro 10.000,00 di interessi, cioè il 10% della somma prestatagli, oltre ad una utilitaria ed una collana di argento.

L'anno dopo Giovanni ha difficoltà a pagare ad Antonio gli interessi maturati. Il suo nuovo debito pertanto sarà ora di euro 110.000,00 sul quale matureranno ulteriori interessi al 10%, pari ad euro 11.000,00. Antonio, visto il perdurare della situazione di difficoltà, decide di applicare al povero Giovanni un interesse di mora sul debito non pagato del 15%.

In pochi anni il debito di Giovanni diventa il doppio del capitale prestatogli ed egli non ha più nessuna possibilità di restituirlo a Antonio cosicché si reca dalla Guardia di Finanza e denuncia Antonio per avergli applicato tassi da USURA!!!!!

Il caso scolastico appena esaminato rappresenta la banalizzazione di una situazione a volte presente nel nostro tessuto sociale che sfocia, non di rado, in risvolti drammatici che qui preferiamo tralasciare.

Passiamo ora ad esaminare la fattispecie che ci interessa semplificando all'estremo per una migliore comprensione del fenomeno.

L'appuntato Gaetano, dietro le richieste del Pubblico Ministero, calcolerà che il vantaggio economico di Antonio ammonta, dopo solo un anno, ad euro 10.000 di interessi, più euro 1.500,00 di mora, più l'utilitaria (stimata in euro 10.000,00) e la collana (dal valore di euro 1.000,00), per un totale di euro 22.500,00.

Tali corrispettivi sul capitale di euro 100.000,00 rappresentano una percentuale del 22,5% che costituisce il nostro tasso annuo effettivo globale.

Al momento si è voluto tralasciare il discorso della capitalizzazione degli interessi che illustreremo più avanti.

Il giudicante stabilirà che il tasso del 22,5% è troppo elevato e deciderà, molto probabilmente, di condannare Antonio per il reato di usura mentre Giovanni dovrà restituire ad Antonio i soli 100.000,00 euro, detraendo da questa somma il valore della macchina e della collana, per un totale di euro 89.000,00.

L'amico di Giovanni, Marco, che versava nelle stesse difficoltà economiche, decide invece, avendo a disposizione il patrimonio immobiliare del padre da poter mettere a garanzia, di rivolgersi ad un istituto creditizio, che applica, guarda caso, le medesime condizioni di Giovanni.

Vale a dire, su un capitale di 100.000 euro, un tasso annuo del 10% capitalizzato annualmente, un tasso di mora del 15%, commissioni varie per euro 10.000,00 e spese pari ad euro 1.000,00.

Molto probabilmente l'appuntato Gaetano, in questo caso, avrà disposizioni diverse dal Pubblico Ministero in quanto quest'ultimo gli dirà di non tenere conto, nel calcolo che dovrà svolgere per rilevare il tasso effettivo applicato, delle commissioni e delle spese.

Perché per Giovanni l'auto e la collana erano un compenso, mentre per la banca commissioni e spese non lo sono?

Questa circostanza si verifica in quanto la Banca d'Italia, che ricordiamo essere un'associazione privata delle banche, ha introdotto delle circolari interne che stabiliscono che, a differenza di quanto previsto dalla matematica finanziaria, un tasso non si calcola semplicemente rapportando gli interessi sul capitale, ma indicano altresì diverse modalità di computo che approfondiremo successivamente.

Perché per Antonio si è tenuto conto degli interessi di mora pari ad Euro 1.500,00 mentre per la Banca la mora non è stata considerata?

Molto probabilmente l'appuntato Gaetano dirà che il tasso di interesse applicato al prestito della Banca sarà del 10%, mentre il tasso di mora sarà del 15%. Tali tassi sembreranno accettabili dal giudicante che riterrà di archiviare il procedimento.

Le semplificazioni poste non tengono conto della capitalizzazione dell'interesse perché in realtà il tasso non sarebbe neanche del 22,5% bensì di poco superiore in quanto parte dell'interesse è diventato capitale sul quale sono maturati ulteriori interessi.

Ma facciamo un passo indietro.

Marco, molto più meticoloso di Antonio, prima di sporgere denuncia presso la Guardia di Finanza, decide di far controllare le condizioni applicate al suo contratto per verificare che esse siano legittime.

Cercando su internet, trova e contatta l'associazione che chiameremo "Uniti contro l'usura", senza voler fare riferimenti a nessuna associazione realmente esistente.

L'associazione molto probabilmente dirà al malcapitato che il tasso del suo contratto è certamente usurario, in quanto allo stesso hanno applicato un tasso del 36%.

Da dove deriva questo tasso astronomico (e ben poco realistico)?

L'associazione "Uniti contro l'usura" ha sommato tutto il sommabile, commettendo un banalissimo errore tecnico contabile, illudendo il povero Marco sulla certezza del risultato.

Quanta buona fede c'è nell'affermare che al contratto di Marco sia stato applicato il 36% piuttosto che poco più del 22,5%? A chi conviene questa confusione generatasi sulle false aspettative? E ancora, "Uniti contro l'Usura" fa un favore a Marco, alle Banche, o al perito incaricato?

A tali ed altri interrogativi risponderemo negli articoli che seguiranno.

Dott. Roberto Giansalvo, Dott.ssa Luciana di Menno

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